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Il burnout, dall’inglese letteralmente – bruciarsi – è una reazione allo stress, alla tensione e ad un sovraccarico emozionale quotidiano e prolungato nel tempo.

Christina Maslach (1997) definisce questo fenomeno come una sindrome da esaurimento emozionale, di spersonalizzazione e di riduzione delle capacità personali che può presentarsi in soggetti che per professione “si occupano di gente”.

Chi è più a rischio? Le professioni di aiuto o helping professions: medici, psichiatri, psicologi, infermieri, oss, badanti, volontari, insegnanti, maestre di asilo, educatori, etc..

Prendersi cura dell’altro, occuparsene, può portare, senza che ce ne rendiamo conto, ad esaurire il nostro serbatoio di energia e così andiamo in sovraccarico. Le persone si sentono esaurite, bruciate.

Attenzione!

Può succedere anche a tutti coloro che per esempio si prendono cura di qualcuno, un parente anziano non autosufficiente, un malato, un bambino, uno scolaro.

Come comincia? In maniera graduale, non è un evento improvviso e perciò più difficilmente riconoscibile

Campanelli di allarme: insonnia, pensieri ricorrenti, senso di angoscia ed ancora

  • alzarsi stanchi già al mattino pensando alla giornata che verrà
  • autoisolarsi per ridurre al minimo il contatto emotivo con gli altri
  • procrastinare, rinviare la risoluzione di problemi
  • assentarsi spesso dal lavoro
  • non “staccare mai” con la mente dai problemi

sintomi sono quelli tipici e ricorrenti quali ansia, mal di testa, tachicardia, aumento o diminuzione di peso, problemi al collo, tensione muscolare, che caratterizzano anche altre patologie. Talvolta, quando l’ansia diventa intollerabile, le persone abusano di alcool, caffè e farmaci per tranquillizzarsi. Se non adeguatamente preso in carico, il burnout può portare nel tempo ad un deterioramento fisico e psicologico; il corpo tende ad ammalarsi più facilmente perché più vulnerabile.

Da un punto di vista psicologico

Il rischio psicologico, per chi si ritrova in questa situazione, è legato all’autostima e al senso di sé. È offuscata la capacità personale di valutare con obiettività la realtà da cui ci si sente fagocitati ed inglobati. La sensazione è quella di non avere via d’uscita, di sentirsi soli “al fronte” ed in balìa degli eventi.

Inizialmente la persona cercherà di reagire a questa situazione con sentimenti di onnipotenza e quindi cercherà di sconfiggere il senso di vulnerabilità, mettendosi paradossalmente in situazioni ancora più difficili. Il risultato sarà molto facilmente un insuccesso essendo il serbatoio di energia e di risorse a secco.

Questo confermerà alla persona il senso di fallimento. Da qui rancore, irritabilità, rabbia, suscettibilità, spunti interpretativi eccessivi.

Ecco che allora può essere importante avere delle informazioni per riconoscere il fenomeno e prevenirlo.

E’ possibile prendersene cura con un percorso di sostegno e terapia che abbia lo scopo di:

  • aumentare la consapevolezza del fenomeno del burnout: sta succedendo a me e può succedere
  • contenere/abbassare l’invasività dei sintomi
  • far recuperare potenza alla persona sugli eventi e sentirsi meno in balìa
  • proteggersi adottando uno stile di vita e delle strategie che consentano di recuperare energia.

Dott.ssa Diletta Fiore

Psicologa Psicoterapeuta n°iscriz. albo 2761

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